26 agosto 2018 - 21a domenica t. ord.
Gs 24,1-2°.15-17.18b / Ef 5,21-32 / Gv 6,60-69

Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna (Gv 6,68)

La vita dell’uomo è una scelta continua: tra bene e male, tra speranza e disperazione, tra fede e incredulità. Per tutti arriva il momento della crisi, della scelta. Avvenne per gli Israeliti nel trapasso ad una condizione esistenziale nuova (1a lettura); avvenne per i discepoli di Gesù di fronte al “discorso sul pane” (vangelo); avviene oggi per ogni cristiano che partecipa alla messa.
Il vangelo presenta un chiaro appello alla scelta: quella che hanno fatto i discepoli dopo il discorso eucaristico. Essi trovano il messaggio di Gesù “duro” da intendere (v 60), per cui molti scelgono di abbandonarlo. I dodici invece, anche se non comprendono tutto con chiarezza, decidono di restare col Maestro. La risposta di Pietro è una risposta di fede. Egli decide di restare e lo fa rappresentando gli apostoli. Pietro proclama: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” ( vv 68. 69).
Credere e conoscere non indicano tanto una relazione intellettuale, ma una comunione intima di vita; appunto una scelta. Nella settimana che ci sta davanti ripetiamo, almeno qualche volta, questa espressione di Pietro: “Tu, Signore, hai parole di vita eterna”. Ripetiamola non solo per noi, per rafforzare la nostra fede e la nostra scelta di Gesù. Proviamo ripeterla anche per qualcuno che conosciamo e che ha qualche difficoltà di fede. E questo non per ignorare la sua libertà di scelta, ma perché ci sentiamo un corpo, una famiglia.

LA FORZA DEL SUO AMORE

Nell’ottobre del 2012, portavo mio marito, che era in carrozzina per morivi di salute, a fare delle terapie all’ospedale. Terminata la terapia, una mattina l’ho condotto nella cappella del policlinico, davanti all’immagine di Maria. Appena entrati ho notato la sua commozione, ma non ha parlato.
Dopo alcuni giorni mi ha confidato che, davanti alla Madonna, aveva sentito nell’intimo una voce che gli diceva: “Bentornato figlio mio! È da tanto tempo che ti aspettavo!”. Da quel giorno la sua vita è cambiata; la nostra vita di coppia è cambiata totalmente.
Abbiamo vissuto l’ultimo mese della sua vita, sì nel dolore, poiché il suo fisico stava cedendo, ma anche nell’amore; un amore puro, semplice, spontaneo e sereno; complici nel donarci per amore del Signore Gesù, sembrava un amore “sollevato dalla terra”.
Quando se n’è andato, pur nel dolore, non ho chiesto a Dio: “Perché?”. Lui mi ha dato la forza del Suo Amore!
Abbiamo sperimentato nella nostra vita matrimoniale che, anche nella prova, c’è la Luce della Sua Grazia.
Daniela (VR)

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