17 giugno 2018 - 11ª domenica t. ord.
Ezechiele 17,22-24 / 2Corinzi 5,6-10 / Marco 4,26-34
Il regno di Dio è come un granello di senape (Mc 4,31)
Il Dio che si è fatto conoscere a noi è colui che dà un futuro all’uomo, in particolare a chi, perché debole e piccolo, è senza speranza (1a lettura). Il suo regno cresce per virtù propria, senza apporti o costrizioni esterne; sembra un seme insignificante, ma in fondo risulta quello che maggiormente realizza l’uomo e che è destinato ad abbracciare ogni realtà (vangelo). Nostro impegno sarà allora di lasciarci prendere dal suo regno, “abitare presso il Signore”, conformarci ed “essere a lui graditi”, sia nella vita che nella morte (2a lettura).
Con l’immagine di un seme piccolissimo, che diventa “albero”, Gesù ci parla del regno di Dio. Non ricorre al frastuono, non ha bisogno di spiegare immense forze, non si basa sul calcolo. Sembra, la sua, l’azione più insignificante, perché la più povera di mezzi; ma alla fine è quella che ottiene di più. Così agisce il regno di Dio: il suo è un cammino inarrestabile, nonostante ogni apparenza di insuccesso, di povertà, di silenzio. Allora il vangelo di oggi ci parla del valore immenso, della forza dirompente che hanno i piccoli gesti quotidiani che, quando appartengono alla logica dell’amore, sono abitati e rendono manifesto Dio.
Lo sappiamo che l’amore, come gli alberi più alti, deve farsi strada, deve trovare la luce anche nei periodi bui. Deve nutrirsi a qualcosa di profondo. Lo sappiamo per esperienza, che ogni amore per essere vero è crocifisso, è gratuito, fatto di piccoli riti. Cerchiamo di essere attenti, in questa settimana, alle piccole cose, ai piccoli gesti quotidiani, ai germogli di bene, ai desideri che se assecondati si fanno strada attorno a noi e possono mostrare Dio.
OCCHI TRISTI
Ero appena uscito di casa. Un uomo mi si avvicina, sporco, con occhi immensamente tristi. Sono quei momenti in cui pensi che non puoi cambiare il mondo e assumerti tutti i problemi. Ma quegli occhi guardano solo me. “Sono tre giorni che non mangio”, mi dice. Gli chiedo di aspettare e corro a casa a scaldare qualcosa di pronto. Poi torno da lui, che divora tutto in un attimo. Quindi lo invito al bar all’angolo. La gente mi guarda un po’ sorpresa, ordino un caffè e quattro croissant, tre per lui e uno per me. Ma il mio amico li divora tutti. Mi racconta la sua storia di dolore e sofferenza.
A un certo momento mi viene il dubbio che sia tutto vero, ma la cosa importante è ascoltarlo. È un fiume in piena. Un altro caffè, altro latte, esaurisco i pochi soldi. Gli do l’indirizzo di un centro per persone senza fissa dimora. «È la prima volta che qualcuno si interessa a me, ci andrò. Svegliarsi ha avuto un senso stamattina».
(Tratto da Urs Kerber, “La vida se hace camino”)
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