suora

  

28 marzo 2021 – Domenica delle Palme

Is 50,4-7 / Fil 2,6-11 / Mc 14,1 – 15,47

 

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mc 15,34)

 

La liturgia di oggi apre la Settimana Santa ponendo al centro della nostra vita comunitaria, nella prima parte la croce, nella parte finale la vita del Risorto. Il racconto della passione che fa l’evangelista Marco sembra un quadro a tinte forti, realistico e crudo. Gesù muore tra gli scherni di passanti e presenti, abbandonato dai discepoli e persino dal Padre. Tuttavia l’identità di Gesù è rivelata da un pagano, il centurione romano, responsabile di coloro che hanno inchiodato Gesù sulla croce: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio” (15,39).

Marco allora invita noi che cerchiamo di essere discepoli ad “ascoltare” la croce. Essa parla di non violenza, di perdono, di riconciliazione, di un amore che non conosce limiti. Parla di povertà, di rinuncia ad ogni forma di protagonismo. Parla di solitudine, del silenzio di Dio, dell’abbandono degli amici. Parla di speranza perché l’odio più grande è distrutto dall’amore più grande.

Marco ci invita anche a “seguire” la croce. È un cammino che ci porta a diventare simili al Figlio di Dio, che è venuto “per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45). Marco ci racconta che nell’ora nona, l’ora della preghiera pomeridiana, Gesù si rivolge a Dio gridando a gran voce “Eloì, Eloì, lemà sabactàni?”, che significa “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei focolari, racconta che quando lo “scoprì”, attraverso le parole di un sacerdote, visse da quel momento un’adesione vitale a Lui che con semplicità chiamava “Gesù Abbandonato”. Lei è cosciente che la sua risposta d’amore a Gesù Abbandonato è un dono di Dio. Scrive: “Mi hai indicato una via per trovarti. ‘Sotto la croce, sotto ogni croce – mi dicevi – ci sono io. Abbracciala e mi troverai’. Me l’hai detto molte volte… so che mi hai convinta”. “S’è contemplato in Lui immediatamente il vertice del suo amore, perché culmine del suo dolore. E Gesù Abbandonato è presente nel mondo che dovevamo amare, quel mondo che è tale proprio perché non è cielo”. E così possiamo fare anche noi.

 

UN DRAMMA FAMILIARE

 

Eravamo una famiglia unita e con principi cristiani. Come un fulmine la situazione di mia sorella M. arrivò a sconvolgerci. Da qualche tempo, infatti, si permetteva vestiti e gioielli che il suo lavoro non avrebbe potuto offrirle. E quando venimmo a sapere che lei si prostituiva, scoppiò il dramma.

Un giorno, mentre giocava con i miei bambini, m’accorsi che piangeva. Fu l’occasione per una chiacchierata a cuore aperto. M. mi confidò che era stato proprio il suo ragazzo, tossicodipendente, a “venderla” agli amici e che lei aveva sperato di aiutarlo. Ormai conduceva una vita che le permetteva tutto, ma le mancava l’essenziale ed era profondamente delusa.

Essendo psicoterapeuta, le consigliai di parlare con un collega molto bravo. Lei accettò. In seguito mio marito ed io decidemmo di accoglierla a casa nostra, malgrado i sacrifici che ciò avrebbe comportato.

Mesi dopo, M. entrò come collaboratrice in un centro di recupero che ospitava ragazze come lei e nel prodigarsi verso loro ritrovò la perduta serenità.

S.Z. - Romania

 

  • Commenti a cura di Giovanni C.

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