28 giugno 2020 - 13ª domenica t. ord.
2Re 4,8-11.14-16a / Romani 6,3-4.8-11 / Matteo 10,37-42
Chi accoglie voi accoglie me (Mt 10,40)
Il brano evangelico di questa domenica costituisce l’ultima parte del discorso di Gesù sulla missione e riguarda la relazione del discepolo con la sua Persona e di conseguenza quella del discepolo stesso con la sua famiglia di appartenenza.
Seguire il Cristo per l’evangelista Matteo ha queste caratteristiche. Innanzitutto un amore radicale per il Signore, che trasfigura anche le relazioni umane, comprese quelle più sacrosante, come quelle familiari. Seconda caratteristica è il dono totale di sé per Gesù e per i fratelli, espresso nel sapere prendere ogni giorno la propria croce e seguire il Signore lungo la via del Calvario. Infine, una terza caratteristica è l’accoglienza del prossimo in cui si riconosce la stessa persona di Cristo, da amare e soccorrere. Queste tre caratteristiche del seguire il Signore si compenetrano a vicenda, in quanto l’amore esclusivo per il Signore si esprime nel dono di sé e nell’accoglienza dei fratelli. Ed è un amore che può arrivare fino al martirio.
Accogliere: per ben sei volte ritorna questo verbo in poche righe, ad indicare la sua importanza nel contesto del brano evangelico. Accoglienza che non nasce da semplice compassione filantropica o dal buon carattere di una persona sensibile alle necessità altrui. Ma dal riconoscere nel volto del fratello la stessa presenza di Cristo. Gesù invita ad accogliere in particolare due categorie di persone: da un lato i profeti, gli inviati di Dio, dall’altro i piccoli che hanno bisogno anche solo di un bicchiere d’acqua. Un’accoglienza che riconosce Gesù nel fratello, soprattutto nei più piccoli e poveri. Viviamo le opere di misericordia!
SOLIDARIETÀ CONTAGIOSA
Anni fa un’amica assistente sociale ci aveva chiesto di ospitare per una settimana una diciassettenne quasi cieca che per vari motivi non poteva restare nell’istituto né tornare a casa dai suoi.
Dopo averne parlato con i ragazzi, ormai adolescenti, decidemmo di comune accordo per il sì, anche se questa scelta avrebbe comportato sacrifici per ciascuno: la casa era già piccola per 4 figli studenti che aveva bisogno di spazio.
Miriam venne da noi e, aiutata da tutti, si inserì talmente bene da aiutare i ragazzi per il compleanno di uno di loro che ricorreva in quel periodo. Finì che, invece di una sola, le settimane divennero tre. Le ricordiamo come un momento forte di famiglia.
Quella esperienza di accoglienza sarebbe stata efficace anni dopo. Nostra figlia, sposata e madre di due bambine, ha ospitato un bambino disadattato che per Pasqua sarebbe rimasto solo nell’istituto. Un altro nostro figlio, lui pure sposato e con tre bambini, ha accolto per il pranzo di natale, oltre la suocera, una persona inferma di mente.
La solidarietà è contagiosa.
H. G. - Austria
• Commenti a cura di Giovanni Castegnaro
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