31 maggio 2020 - PENTECOSTE
Atti 2,1-11 / 1Corinzi 12,3b-7.12-13 / Giovanni 20,19-23

 

 

Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22)

Lo Spirito Santo è il dono della Pasqua di Gesù. È lo Spirito che conduce alla scoperta della verità di Cristo. È lo Spirito che dona la forza di aprirsi al mondo. È lo Spirito che rinnova la faccia della terra, portando il perdono di Dio. Il vangelo di questa festa ha al suo centro proprio l’annuncio del dono dello Spirito Santo: “Ricevete lo Spirito Santo...”. Con il gesto di alitare sui discepoli, Gesù riproduce l’immagine della creazione: è il respiro di Dio in ognuno di noi. Lo Spirito è il dono nuziale del Cristo alla Chiesa, il dono d’amore promesso e realizzato nella Pasqua. È lo Spirito che conduce noi Chiesa alla scoperta piena della verità di Gesù e ci dona la capacità di ringiovanire noi stessi e il mondo intero, sempre più invecchiato a causa del male e del peccato.
L’incontro del Risorto narrato dal vangelo odierno può renderci consapevoli dell’azione dello Spirito. Innanzitutto possiamo cogliere “l’eccedenza”, la sovrabbondanza dell’azione di Dio, che sempre abbiamo la gioia di ringraziare. Poi “la precedenza”, l’anticipo dell’iniziativa del Risorto, che va oltre le porte chiuse del luogo e del cuore, oltre il dolore della passione e della morte, oltre la sconfitta e la delusione per la morte: ci dona una salvezza realizzata: “Pace a voi!”; infine va oltre i confini dell’esistente, del tempo e dello spazio: il soffio, dono dello Spirito, contiene il mandato all’annuncio e alla testimonianza del perdono. Gesù compie tutto questo “stando in mezzo” ai discepoli. Solo se “in mezzo” a noi c’è il Risorto nasce la comunione, la comunicazione, la comunità e la missione.

CAPOCORDATA

La scoperta che mio marito aveva una relazione mi aveva ridotta uno straccio; per il continuo piangere, perfino la vista era calata. Mi sembrava che il cielo si fosse chiuso su di me.
In quel periodo un’amica mi ha fatto conoscere dei cristiani che vivevano autenticamente. Sostenuta da loro, ho capito che prima di guardare ai torti subiti, dovevo chiedermi se anch’io non avessi qualcosa da cambiare. È stata una svolta per cominciare ad essere più comprensiva in famiglia.
Ora le cose sono molto cambiate: mi sembra di essere un capocordata che deve sostenere gli altri: non soltanto i figli, ma il mio stesso marito. La prospettiva di un suo ritorno è sempre più reale.
G. H. - Francia


• Commenti a cura di Giovanni Castegnaro

 

 

 

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