29 marzo 2020 - 5ª Quaresima
Ezechiele 37,12-14 / Romani 8,8-11 / Giovanni 11,1-45
Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25)
Nel vangelo di Giovanni, l’ultimo dei grandi “segni” che caratterizzano il ministero pubblico di Gesù, è il racconto della risurrezione di Lazzaro. Esso ci parla di un Dio innamorato della vita dell’uomo: attraverso Gesù Egli ci dona la sua stessa vita. Già ora possiamo vivere della sua “vita eterna”. Nel “segno” di Lazzaro narrato dal vangelo è necessario non fermarci ad un primo e superficiale aspetto: quello di rianimare l’amico morto. È più importante cogliere l’intenzione e il messaggio di Gesù: egli solo può dare la vita vera ed eterna a cui l’uomo anela.
La morte ci turba e ci interroga. Invece, davanti alla morte, Gesù rimane calmo, fiducioso nella risurrezione e nella vita piena offerta da Dio.
La morte di Lazzaro ha tutto l’aspetto di un fatto irreparabile. Sembra che non ci sia altro che accettare l’accaduto, rassegnarsi ancora una volta al potere della morte. Ma è proprio a partire da qui che il racconto di oggi ci invita a capire e a decifrare chi è veramente Gesù. Innanzitutto egli mostra la sua amicizia per Lazzaro e il suo dolore per la perdita dell’amico: sa condividere fino in fondo le sofferenze dell’umanità. Davanti alla morte, Gesù non getta la spugna. A Marta Gesù ricorda che “tuo fratello risorgerà”. Vuole che creda in Lui, che è la risurrezione e la vita. A questo punto arriva la professione di fede: “Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”. Credere in Gesù è raggiungere la vita piena: una pienezza di vita, perché si entra nella pienezza di Dio. E l’esperienza in cui entriamo grazie al Battesimo: siamo “immersi” nella vita di Dio.
AZIENDA IN “TRE”
La nostra azienda è stata fondata nel 1991, poi nel 1999 I. è entrato come secondo socio. Per me è fondamentale condurre l’impresa in tre, noi due soci e Dio.
Una volta sono andato da I. per prendere la decisione di acquistare un capannone, necessario come deposito dei materiali. Io lo avevo già visto, mi sembrava una soluzione ottima, era vicino, non costava tanto, ecc.; stavo già cercando di capire come poterlo finanziare.
Arrivando da I. con questa proposta già pronta, pretendevo da parte sua semplicemente che mi dicesse «si va bene». Ma ho sentito che questa non era comunione, così ho lasciato in macchina tutta la documentazione e sono entrato a casa sua con il solo desiderio di fare un’esperienza di unità.
Quando gli ho presentato il mio punto di vista, lui con molta delicatezza mi ha detto che non gli sembrava una buona scelta. Per me non era facile rinunciare alla mia idea, ma in quella atmosfera ho capito che era giusto non fare quel passo.
E dopo un anno è stato molto chiaro che la scelta fatta insieme era stata la migliore per la nostra piccola azienda.
T. T.
• Commenti a cura di Giovanni Castegnaro
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