2 settembre 2018 – 22a domenica t. ord.
Dt 4,1-2.6-8 / Gc 1,17-18.21b-22.27 / Mc 7,1-8.14-15.21-23

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini (Mc 7,8)


Di fronte alle leggi umane e alle tradizioni religiose o sociali, che tendono a diventare un assoluto (1a lettura e vangelo), Gesù sottolinea il primato della volontà divina e indica nel valore interiore della coscienza la radice del comportamento umano, il criterio della moralità.
Le letture odierne invitano a meditare sul valore e la funzione dei comandamenti di Dio. Essi hanno lo scopo di esprimere la volontà divina nei confronti dell’uomo. Impegnano nella misura in cui sanno interpretare la volontà di Dio. Ma l’uomo è sempre tentato a barricarsi di fronte alle esigenze dei comandamenti di Dio, di evaderle; sia dispensandosi dalla ricerca, da un continuo approfondimento; sia limitandosi ad una semplice osservanza esteriore; sia contrapponendovi o mettendoli sullo stesso piano delle tradizioni umane.
Gesù contesta tutto questo nell’odierno brano evangelico. Agli scribi e farisei, preoccupati di fare osservare la “tradizione degli antichi” spesso in contrasto con le più vere esigenze del comandamento di Dio (v 8), egli rinfaccia il loro formalismo, il loro conformismo. È la volontà di Dio che deve stare al primo posto e al di sopra di ogni tradizione umana.
Una volontà di Dio conosciuta nell’ascolto attento e amoroso della sua Parola. Perché non è la correttezza esteriore che conta, ma l’intenzione del cuore, la scelta della coscienza, di chi “sa - con” la Parola di Dio. Dio vuole un confronto diretto con la sua Parola, vuole che lo ascoltiamo nell’intimo della coscienza.

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