16 luglio 2017 - 15a domenica t. ord. Is 55,10-11 / Rm 8,18-23 / Mt 13,1-23

Dio sparge con abbondanza il “seme” della sua parola: la rivolge ad ogni uomo. I risultati sono però diversi, secondo l’atteggiamento che ognuno assume nei suoi confronti. Le sorti quindi della Parola sono legate anche alla responsabilità umana.
La parola di Dio non è un’imposizione, ma un dono che porta frutto solo se accolto liberamente e con le dovute disposizioni, se trova disponibilità e collaborazione. Non basta ascoltarla: occorre “comprenderla”, farla diventare vita. Essa è insidiata da un apprendimento puramente intellettuale, dalla superficialità, dalle difficoltà della vita, dalle ricchezze. Se però viene interiormente accolta e messa in pratica, porta frutti inaspettati. Il raccolto, cioè il cambiamento di vita, è sicuro perché la sua azione è irresistibile.
Che bella è la figura del seminatore: sparge con abbondanza e con generosità, con ostinazione il seme della Parola. Ma è vera questa pagina del Vangelo? Certo, Dio come un papà e una mamma, usa infiniti modi per rivolgersi a noi suoi figli. Non ci parla solo attraverso la Parola per eccellenza che è la Sacra Scrittura. Ci parla con quel fatto, ci mette davanti quella persona, ci dona quell’ispirazione, ci rivolge la sua parola attraverso la Chiesa, in particolare i pastori. Ci dona soprattutto lo Spirito Santo che ci fa cogliere nella vita i vari messaggi che Dio ci rivolge. Apriamo il nostro cuore all’ascolto e chiediamo che le parole rivolteci da Dio trovino in noi un terreno fertile che porta frutto

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