9 luglio 2017 - 14a domenica t. ord. Zc 9,9-10 / Rm 8,9.11-13 / Mt 11,25-30

Le letture odierne descrivono alcune caratteristiche fondamentali di Gesù come Messia: egli porta pace e giustizia perché libera da ogni potere opprimente, proponendosi come il liberatore.
Gli scribi e i farisei che spesso si dichiaravano gli unici interpreti della Legge e della Tradizione, si erano accaparrati il monopolio delle coscienze, che gestivano con severità, ignari che il mistero di Dio si rivelava nell’umiltà e nella povertà dei piccoli. Gesù invece, ben consapevole di questo, ringrazia il Padre e vuole rendere coscienti tutti di questo fatto. Egli stesso si ritrova con i peccatori, si rivolge agli oppressi dal duro giogo delle Legge, raduna attorno a sé non i saggi e i giusti, ma gli incapaci di osservare le minute prescrizioni e i poveri.
Al posto dell’insopportabile peso della Legge, dell’oppressivo potere dei suoi interpreti, propone il proprio giogo, facile da portare, recante ristoro: è il comandamento dell’amore. E Gesù si propone come modello: io sono mite e umile di cuore.
Gesù mostra a noi la “tenerezza” di Dio, è il “volto della misericordia” del Padre. Gesù non è un tiranno, un maestro duro; è semplice, comprensivo, non ha pretese di dominio sulle coscienze e sulla morale altrui. Per questo possiamo andare da Lui con fiducia, sicuri di trovare comprensione, pace, ristoro. A contatto con Lui senti che non trovi tanto un esempio da imitare, quanto una forza che ti dona la gioia di poter diventare come Lui.
Proviamo in questa settimana ad essere “miti e umili di cuore” per il motivo che siamo figli di un Dio che è amore. Ogni nostra relazione, con Dio e con il prossimo, sia animata da un amore filiale e spontaneo.

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