20 novembre 2016 - CRISTO RE 2Sam 5,1-3 / Col 1,12-20 / Lc 23,35-43

Oggi nel brano evangelico incontriamo Gesù inerme e morente in croce. La sua vita non è mai stata imposizione, ma totale disponibilità, fino a sacrificarsi per attuare il piano di Dio e per la salvezza della creatura umana. Il Cristo vuole essere principio e causa di salvezza non imponendosi dall’esterno, ma suscitando un’adesione interiore libera e personale e proponendosi come punto di riferimento valido alle attese e alle richieste più profonde dell’uomo.
“Ricordati di me”: quel ladrone buono intuisce che Gesù, giusto ingiustamente sofferente, entra in una regalità il cui potere va oltre la morte, ma comincia proprio da quel patibolo. Gesù sulla croce è ancora il Salvatore: Dio salva, così dice il suo nome. La salvezza viene offerta. Il ladrone prega Gesù di ricordarsi di lui (bellissima espressione che significa ridare al cuore!). Questa parola viene dalle orazioni dell’Antico Testamento. Il credente prega Dio di ricordarsi di lui. In ciò sta già la certezza di essere esauditi. È la richiesta dell’aiuto misericordioso di Dio.

MORIRE PERDONANDO

Nell’ottobre del 1957 moriva ghigliottinato a 27 anni Jacques Fesch. Oggi è in corso il suo processo di beatificazione: eppure aveva ucciso un poliziotto dal quale era stato inseguito dopo una rapina. Chi era dunque quest’uomo braccato e graziato dall’amore di Dio, al punto da esprimere, nella notte precedente l’esecuzione, la gioiosa certezza: “Fra cinque ore vedrò Gesù”? Di origine belga, era nato a Saint-Germain-en-Laye, a ovest di Parigi. Timido e poco espansivo, ma dotato di grande sensibilità, Jacques visse una giovinezza inquieta senza il sostegno della fede (il padre era ateo e di costumi alquanto liberi; la madre, incapace di mitigare l’influsso negativo del marito). Per evadere da una società corrotta, progettò di appropriarsi di un’ingente somma per fuggire all’estero. Una tragica fuga finita nel carcere dalla Santé. Ma lì, attraverso l’esperienza del buio, aiutato dal cappellano e dal suo avvocato, ritrovò la fede. Il suo Giornale intimo, dedicato alla figlioletta Véronique, ne testimonia l’ascesa spirituale. Morì perdonando, con l’animo leggero di chi si sa amato da Dio.


Commenti a cura di Giovanni C.

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