6 novembre 2016 - 32ª domenica t. ord. 2Mac 7,1-2.9-14 / 2Ts 2-16 - 3,5 / Lc 20,27.34-38

Il Dio che amiamo non è il Dio dei morti, ma dei viventi. Nella sua discussione con i sadducei, che gli hanno presentato un caso concreto sul tema della risurrezione, Gesù supera la concezione farisaica di un al di là inteso come specchio della realtà terrena. I figli della risurrezione e i figli di Dio, infatti, sono semplicemente nel mondo della vita, al riparo da tutti gli attacchi che la possono minacciare o sminuire; un mondo che si può con sicurezza affermare, ma del quale non si sa nulla, perché esula completamente dall’esperienza umana.
La motivazione di una vita che continua per sempre anche dopo la morte, la troviamo esclusivamente nella potenza di Dio e nella sua fedeltà verso le sue creature. Dio ci ama e l’amore di Dio non può venire meno, non può mai tradire. Il Dio che noi amiamo, nel quale crediamo è il Dio dei viventi. Noi viviamo in Lui per il battesimo che ci ha immersi nella vita di Dio. Come siamo immersi nell’aria, come siamo immersi nella luce, così e molto più, siamo immersi in Dio. L’aria che respiriamo ci permette di vivere; la luce ci permette di vedere; Dio ci fa vivere. È la nostra vita! Cerchiamo in questa settimana di fermarci qualche momento per prendere coscienza di questa verità: vivo per Dio. È Lui che dà senso alla mia vita. Per questo posso donare la mia vita a Lui.

DIO MI HA DATO LA PACE

Mi permetto di scrivere dopo aver letto la lettera di un papà e una mamma che hanno perso la figlia. Sono una mamma che, come loro, anche se in una dinamica diversa, ha visto tornare alla “casa del Padre” il figlio di diciassette anni. Ricordo che a una persona a me cara, che aveva subìto un grave lutto e che tanto aveva pregato per la guarigione, un sacerdote gli ha detto: “Noi non abbiamo fatto nessun contratto con Dio”. Quando è mancato mio figlio, io ero lontanissima da Dio, ero alle porte dell’inferno e non mi aspettavo nulla. Avevo perso tutto, la mia vita era finita lì, sotto quella terra. Io vivevo per mio figlio, era la mia vita, era la luce dei miei occhi. Eppure, ho sentito che il Signore non mi ha abbandonato. Nella sua infinita misericordia mi ha abbracciato e consolato. Mi ha dato una gioia che mi toglieva il respiro. Non mi ha tolto il dolore, ma mi ha fatto ritrovare la pace del cuore, come solo Lui sa fare. Io ora non sopravvivo a Luca, ma vivo nella gioia, perché quando c’è l’amore si desidera che l’altro sia felice. Mio figlio non vorrebbe certo una mamma triste, che passa le sue giornate aspettando di morire. La vuole, invece, come quella di sempre, che sorride, ama e vive, aspettando di raggiungerlo per sperimentare la gioia di stare insieme nella luce del Signore. Incontrare Cristo, anche se in un momento difficile, è stata l’esperienza più bella della mia vita. Ho imparato ad amarlo sulla croce del Calvario, ma anche nella trasfigurazione del monte Tabor. Così come ho appreso dire: “Sia fatta, o Signore, la tua volontà, sempre, qualunque essa sia”.
Volevo infine dire a quei genitori: “Alzate gli occhi, guardate la meraviglia del cielo, esso è solo una piccola parte della grandezza di Dio, quel Dio che ha preso tra le braccia vostra figlia. Una figlia che desidera la vostra gioia in questa vita, perché vi ama e vuole solo e ancora il vostro sorriso. Vivete, non sopravvivete, così la renderete felice!”.
L.C. – Brescia
(da Famiglia Cristiana)

 

 

Statistiche

Visite agli articoli
429108

Chi ci visita?

Abbiamo 195 visitatori e nessun utente online

Template Settings
Select color sample for all parameters
Red Green Blue Gray
Background Color
Text Color
Google Font
Body Font-size
Body Font-family
Scroll to top