16 ottobre 2016 - 29ª domenica t. ord. Es 17,8-13 / 2Tm 3,14 - 4,2 / Lc 18,1-8

Gesù, con il racconto della vedova insistente e del giudice iniquo, vuole richiamare alla necessità della fiducia in Dio e alla costanza nella preghiera. Se perfino una persona empia è costretta a fare giustizia per l’insistente preghiera di una vittima, con quanta maggiore prontezza Dio, buono e giusto, non ascolterà la preghiera di chi lo invoca giorno e notte? La tenacia della vedova è un esempio per tutti: la fiducia e la perseveranza nel perseguire i propri progetti di giustizia vengono premiate.
Gesù ci suggerisce oggi una preghiera continua e tenace. Pregare sempre non nel senso di una preghiera cronologicamente ininterrotta, ma una preghiera dal carattere fermo e inarrendevole, senza cedere a stanchezze o scoraggiamenti. È una preghiera perseverante che nasce dalla fede; per questo è umile e nello stesso tempo insistente. Eccoci, ancora una volta, davanti ad una domanda importante: quale posto, quanto tempo riservo alla preghiera? E soprattutto, qual è la qualità della mia preghiera?

IL COMPAGNO DI SCUOLA

Un giorno, un mio compagno di classe ha cominciato a buttare per aria libri e quaderni, imprecando contro Dio: “Perché non ci sei quando mi servi? Cosa stai a fare lassù?”. Non capivo perché facesse così, finché ho saputo che la sua mamma doveva essere operata di cancro. Gli sono stata vicina, condividendo con lui questo grande dolore, e alla fine, insieme, abbiamo chiesto a Gesù che l’intervento andasse bene. Anche le altre compagne hanno pregato, la classe sembrava trasformata: questo episodio ci aveva reso più uniti. L’intervento poi è riuscito e tutti ne abbiamo ringraziato Dio.
J.S. - Germania

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